L’istoriato nella maiolica di Laterza: storia, caratteristiche e maestri faenzari del Seicento

 

Dalle radici compendiarie alla nascita dell’istoriato

Per comprendere la natura dell’istoriato laertino, è necessario partire da una considerazione fondamentale: esso non nasce come fenomeno isolato, ma come evoluzione interna della tradizione decorativa locale. La maiolica di Laterza, già tra la fine del XVI secolo e i primi decenni del XVII, si distingue per una qualità materica elevata e per una notevole finezza nella resa pittorica, soprattutto nelle produzioni cosiddette compendiarie.

Il compendiario, caratterizzato da una sintesi grafica rapida ed essenziale, rappresenta il primo terreno di sperimentazione pittorica su cui si innesta l’istoriato. Tuttavia, mentre il compendiario tende alla riduzione e alla stilizzazione, l’istoriato compie un salto opposto: espande la narrazione, occupa l’intera superficie e restituisce complessità figurativa.

Questa trasformazione non è casuale. È il risultato di una maturazione tecnica e culturale delle botteghe laertine, sostenuta da una committenza colta e facoltosa che richiede oggetti non più solo decorativi, ma narrativi e simbolici. Già nei primi decenni del Seicento si osservano manufatti che, pur restando formalmente compendiari, mostrano scene articolate e composizioni più dense, anticipando chiaramente il linguaggio istoriato.

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Che cos’è l’istoriato: definizione e contesto generale

Nel panorama della ceramica italiana, il termine istoriato indica una tipologia decorativa che rappresenta scene tratte da fonti colte: mitologia classica, episodi biblici, eventi storici o scene di caccia e battaglia. Questo linguaggio si afferma già nel Rinascimento, in centri come Faenza, Urbino e Deruta.

L’istoriato laertino si inserisce in questa tradizione, ma con caratteristiche proprie. A differenza dei grandi centri rinascimentali, dove la policromia è spesso dominante e la composizione si ispira direttamente alla pittura su tavola, a Laterza si sviluppa una versione più controllata, quasi grafica, della narrazione figurativa.

L’elemento distintivo è la prevalenza della monocromia turchina, declinata in diverse intensità per creare effetti di profondità e chiaroscuro. Questo aspetto non è secondario: indica una precisa scelta estetica, che privilegia il disegno rispetto al colore e avvicina l’istoriato laertino più all’incisione che alla pittura.

 

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 La specificità dell’istoriato laertino

Con il termine “istoriato laertino” si identifica una produzione sviluppatasi tra circa il 1650 e il 1730, caratterizzata da alcune peculiarità ben definite.

La prima è la centralità assoluta della scena figurativa. A differenza di altre tradizioni, dove la decorazione può convivere con elementi ornamentali predominanti, qui l’intera superficie del piatto diventa uno spazio narrativo continuo.

La seconda è l’uso della monocromia turchina, che consente una resa estremamente raffinata dei volumi e delle espressioni. Non si tratta di una limitazione tecnica, ma di una scelta stilistica che valorizza il tratto e la modulazione tonale.

La terza è la derivazione iconografica. Le scene non sono inventate ex novo, ma tratte da incisioni di maestri del Cinquecento e Seicento. Questo dato è cruciale: dimostra che i ceramisti laertini operavano all’interno di un sistema culturale più ampio, accedendo a modelli visivi circolanti a livello europeo.

Infine, va sottolineata la dimensione laboratoriale. Le botteghe non erano realtà isolate, ma ambienti in cui si condividevano modelli, tecniche e soluzioni formali. Questo spiega sia le affinità tra le opere, sia la difficoltà di attribuzione certa a singoli maestri.

 

La finezza decorativa del XVI secolo: il presupposto dell’istoriato

Uno degli errori più comuni è considerare l’istoriato come un punto di partenza, quando in realtà è un punto di arrivo. La sua qualità è possibile solo grazie alla straordinaria finezza decorativa raggiunta nel XVI secolo.

Le evidenze archeologiche e documentarie mostrano come già nel tardo Cinquecento la produzione laertina fosse caratterizzata da:

– spessori sottilissimi dei manufatti
– smalti bianchi di alta qualità
– controllo tecnico dei pigmenti
– precisione nel tratto pittorico

Questi elementi non sono accessori, ma strutturali. Senza una materia così raffinata e una tecnica così controllata, l’istoriato non potrebbe esistere. La capacità di modulare il turchino, di rendere i volti, di costruire profondità su una superficie ceramica nasce da questa tradizione precedente.

In altre parole, l’istoriato laertino non è un’innovazione improvvisa, ma la naturale evoluzione di una cultura artigianale già altamente sofisticata.

 

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 Angelo Antonio d’Alessandro: il maestro dell’istoriato

Tra i protagonisti dell’istoriato laertino, emerge una figura centrale: Angelo Antonio d’Alessandro (1642–1717), sacerdote e ceramista, diacono della chiesa di San Lorenzo.

La sua biografia riflette una condizione tipica dell’epoca, in cui la dimensione religiosa e quella artistica potevano convivere. Figlio di madre con cognome Festa, originaria di Laterza, e padre proveniente da Santeramo, d’Alessandro incarna una sintesi territoriale e culturale significativa.

Ma ciò che lo distingue realmente è la qualità della sua mano, unanimemente considerata la più fine di Laterza nel suo tempo.

Le sue opere autografe, datate tra il 1678 e il 1705, costituiscono il corpus più consistente attribuibile con certezza a un singolo ceramista laertino. Attraverso di esse è possibile individuare caratteristiche stilistiche precise:

– tratteggio controllato e raffinato
– uso sapiente del chiaroscuro in monocromia
– grande attenzione ai dettagli anatomici
– composizioni equilibrate e leggibili

Questi elementi permettono non solo di riconoscere le sue opere, ma anche di comprendere il livello qualitativo raggiunto dall’istoriato laertino.

È importante però evitare una semplificazione: d’Alessandro non è l’unico protagonista, né può essere considerato l’inventore assoluto dell’istoriato. Le ricerche mostrano chiaramente che esiste una generazione precedente, rappresentata ad esempio da Lorenzo Gallo, che anticipa questo linguaggio.

Il merito di d’Alessandro è piuttosto quello di aver portato l’istoriato al suo massimo livello espressivo, rendendolo un punto di riferimento nella maiolica barocca.

 

Tecnica, bottega e complessità produttiva

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la struttura produttiva delle botteghe. Le analisi stilistiche suggeriscono che molte opere istoriate siano il risultato di un lavoro collettivo.

In alcuni casi, la scena centrale e la decorazione della tesa sembrano realizzate da mani diverse, con livelli qualitativi differenti. Questo indica una divisione del lavoro interna alle botteghe, dove più artigiani collaboravano alla realizzazione dello stesso manufatto.

Inoltre, l’uso di tecniche come lo spolvero o lo stencil dimostra un approccio pragmatico alla produzione: anche opere di alto livello potevano essere realizzate con l’ausilio di strumenti che garantivano coerenza e velocità.

Questa dimensione operativa va considerata per evitare una visione romantica e semplificata dell’artigianato. L’istoriato laertino è il risultato di un sistema produttivo complesso, non solo di singole individualità.

 

 Declino e trasformazione dell’istoriato

L’istoriato laertino non scompare improvvisamente, ma entra progressivamente in una fase di declino tra la fine del XVII e i primi decenni del XVIII secolo.

Le cause sono molteplici. Da un lato, la scomparsa dei maestri più importanti, tra cui lo stesso d’Alessandro nel 1717, priva il sistema delle sue figure di riferimento. Dall’altro, cambia il gusto della committenza, influenzato dall’affermarsi della porcellana e da nuove tendenze decorative.

A ciò si aggiunge un fattore economico: la diminuzione delle risorse disponibili porta a una riduzione della qualità dei materiali e della complessità delle decorazioni.

Il risultato è un progressivo abbandono della monocromia turchina e della narrazione figurativa, sostituite da decorazioni più semplici e ripetitive.

 

L’istoriato come vertice espressivo

L’istoriato laertino rappresenta il momento di massima espressione artistica della maiolica di Laterza. Non è solo una tecnica decorativa, ma un linguaggio complesso, che integra cultura figurativa, abilità tecnica e organizzazione produttiva.

Rispetto all’istoriato generale della ceramica italiana, quello laertino si distingue per la sua essenzialità cromatica, per la precisione del tratto e per una particolare tensione tra disegno e narrazione.

È il risultato di una tradizione secolare, culminata in un periodo di straordinaria fertilità artistica, in cui i faenzari di Laterza hanno saputo trasformare un oggetto d’uso in una vera e propria superficie pittorica.

E in questo percorso, la figura di Angelo Antonio d’Alessandro resta emblematica: non come unico protagonista, ma come il punto più alto di una cultura che ha fatto della finezza decorativa il proprio segno distintivo.