Tecniche e colori della tradizione laertina

maiolica di laterza

 

La tradizione ceramica di Laterza si distingue nel panorama della maiolica italiana non soltanto per la qualità formale dei manufatti, ma soprattutto per l’elaborazione di un linguaggio pittorico preciso e riconoscibile, costruito attraverso scelte tecniche e cromatiche ben definite. Tra queste, assumono un ruolo centrale la monocromia turchina, i cosiddetti “bianchi di Laterza”, l’impiego dei bruni di manganese e, in una fase successiva, lo sviluppo di una tavolozza a toni caldi.

Comprendere questi elementi significa superare una visione semplificata della ceramica laertina e restituirne la reale complessità.

 

I “bianchi di Laterza”: una definizione tecnica e stilistica

Fine XVI secolo – primi anni del XVII secolo (circa 1580–1620)

L’espressione “bianchi di Laterza” viene utilizzata in ambito storico-artistico per indicare una specifica tipologia di maiolica caratterizzata da un fondo bianco particolarmente luminoso e da una decorazione essenziale, spesso realizzata con pochi colori.

Questa produzione si sviluppa tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento ed è considerata una delle espressioni più raffinate della ceramica laertina.

I “bianchi” si distinguono per alcune caratteristiche precise:

  • superficie smaltata molto uniforme
  • tonalità di bianco compatta e brillante
  • decorazione sobria ma estremamente controllata
  • equilibrio tra spazio vuoto e segno pittorico

A differenza di altre produzioni più ricche e narrative, i “bianchi di Laterza” puntano su una riduzione degli elementi decorativi, lasciando maggiore spazio alla superficie smaltata.

Questo aspetto è particolarmente rilevante: il bianco non è solo un fondo, ma diventa parte attiva della composizione visiva.

 

 

La monocromia turchina: un linguaggio pittorico distintivo

Primo Seicento (circa 1620–1650)

Uno degli elementi più riconoscibili della tradizione ceramica laertina è la cosiddetta monocromia turchina, ovvero l’uso prevalente del blu (in diverse intensità) per realizzare l’intera decorazione.

Questo stile si sviluppa in particolare nel XVII secolo ed è strettamente legato alla tradizione dell’istoriato. Tuttavia, a differenza delle produzioni policrome di altri centri italiani, la monocromia turchina si basa su un principio differente: ottenere varietà e profondità attraverso un solo colore.

Dal punto di vista tecnico, il turchino deriva dall’utilizzo dell’ossido di cobalto, uno dei pigmenti più stabili e intensi nella ceramica. La sua applicazione richiede grande abilità, perché:

  • il colore cambia durante la cottura
  • la resa finale dipende dalla concentrazione del pigmento
  • le sfumature devono essere previste in anticipo

Gli artigiani laertini sviluppano una notevole padronanza di questa tecnica, riuscendo a ottenere una gamma ampia di tonalità che vanno dal blu intenso al grigio-azzurro più tenue.

 

monocromia turchina della maiolica di laterza

 

Il falso mito: “la ceramica di Laterza è solo blu”

Una delle semplificazioni più diffuse riguarda l’idea che la ceramica di Laterza sia caratterizzata esclusivamente dal colore blu. Questa convinzione deriva dalla forte diffusione della monocromia turchina nel XVII secolo, che ha effettivamente segnato una fase importante della produzione locale.

Tuttavia, ridurre la ceramica laertina al solo blu è storicamente scorretto.

Le fonti e i manufatti conservati dimostrano chiaramente che:

  • il blu è stato dominante in una fase specifica
  • ma non è mai stato l’unico colore utilizzato
  • già nel Seicento esistevano variazioni cromatiche
  • nel Settecento si sviluppa una palette molto più ampia

Il blu è quindi identitario, ma non esclusivo.

Questa distinzione è fondamentale anche per una corretta lettura storica e per evitare interpretazioni semplificate della tradizione.

 

policromia della maiolica di laterza

 

Il bruno di manganese

Metà – fine Seicento (circa 1650–1700)

Accanto al blu, un ruolo fondamentale è svolto dai bruni di manganese, spesso trascurati nelle descrizioni semplificate.

Il manganese viene utilizzato per ottenere tonalità che vanno dal marrone scuro al violaceo, fino al nero.

Questi colori vengono impiegati per:

  • contorni delle figure
  • dettagli decorativi
  • elementi strutturali della composizione

Dal punto di vista tecnico, il manganese offre una resa molto stabile in cottura e permette di definire con precisione il disegno.

In molte produzioni laertine si osserva una combinazione tra:

  • turchino
  • manganese

Questa bicromia consente di arricchire la composizione senza ricorrere a una palette estesa.

 

bruno di manganese scaldamani della maiolica di laterza

 

La bicromia turchino-manganese

Fine Seicento (circa 1670–1700)

La combinazione tra blu e manganese rappresenta una fase intermedia tra la monocromia e la policromia.

In questa soluzione:

  • il blu viene utilizzato per le campiture
  • il manganese per definire i contorni

Questo crea un effetto grafico molto efficace, che rafforza la leggibilità delle immagini.

La bicromia è particolarmente diffusa nei manufatti destinati a un uso più ampio, in cui si cerca un equilibrio tra qualità decorativa e rapidità esecutiva.

 

albarello-maiolica-di-laterza-grottega

 

La tavolozza a toni caldi del Settecento

Metà XVIII secolo (circa 1730–1760)

Nel corso del XVIII secolo, la ceramica di Laterza attraversa una fase di trasformazione significativa.

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La monocromia e la bicromia lasciano progressivamente spazio a una tavolozza più ricca, caratterizzata da colori caldi:

  • giallo ocra
  • arancio
  • verde marcio o verde ramina

Questa evoluzione è legata a diversi fattori:

  • cambiamento dei gusti della committenza
  • influenze provenienti da altri centri ceramici
  • maggiore disponibilità di pigmenti

La cosiddetta tavolozza a toni caldi segna una nuova fase della produzione laertina, in cui la decorazione diventa più vivace e articolata.

Tuttavia, anche in questa fase, si mantiene una forte attenzione all’equilibrio compositivo, eredità della tradizione precedente.

La tavolozza a toni caldi: Perchè nel Settecento cambia tutto

 

tavolozza a toni caldi

 

Differenze rispetto ad altri centri ceramici

Nel panorama della maiolica italiana, la monocromia non è un’esclusiva di Laterza. Tuttavia, la modalità con cui viene utilizzata nella produzione laertina presenta caratteristiche specifiche.

A differenza di centri come Faenza o Urbino, dove la policromia e la ricchezza decorativa assumono un ruolo centrale, Laterza sviluppa un linguaggio più essenziale, basato su:

  • sintesi cromatica
  • controllo del segno
  • valorizzazione del fondo

Questa scelta conferisce alla ceramica laertina un’identità riconoscibile, che la distingue anche nel contesto della produzione meridionale.