Grottega: innovazione nella ceramica di Laterza
di Roberto Lacarbonara
La ceramica di Laterza rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della tradizione pugliese, con una storia che attraversa secoli di produzione artistica e artigianale. Dalle maioliche destinate alle corti europee fino alle reinterpretazioni contemporanee, questo patrimonio continua a evolversi.
In questo approfondimento, il Prof. Roberto Lacarbonara analizza il rapporto tra passato e presente attraverso l’esperienza di Grottega, evidenziando come la tradizione possa trasformarsi in linguaggio attuale senza perdere la propria identità.
Il valore del passato nella ceramica di Laterza
Il passato ha una data di scadenza? – chiede Georgi Gospodinov nel suo “Cronorifugio”. Per poi chiosare: “siamo fabbriche di passato”.
Dall’antro di una grotta nell’antico rione della Mesola, nel piccolo comune di Laterza al confine tra Matera e il tarantino, emana un’eco “solida”, generata dalle forme plastiche e dalle cromie smaltate della ceramica laertina che qui trova la sua origine e un’insospettabile capacità di rigenerazione.
Dalla tradizione alla diffusione internazionale
Il caso della piccola e giovanissima Grottega, laboratorio e atelier dedicati alla produzione fittile contemporanea, rappresenta un esempio di virtuosa reinvenzione di quei codici, tecniche, stili e grammatiche di un passato che non ha mai smesso di proiettare la sua energia.
Viaggiavano per ogni continente le antiche maioliche smaltate d’azzurro e di un bianco lattiginoso prodotte in queste terre, quando gli artigiani di Laterza, che tra il 1600 e il 1700 rifornivano Borboni e Vaticano, raccontavano al mondo le straordinarie abilità di formatura e di ornamento. Erano albarelli destinati a farmacie e spezierie; erano coppe, anfore e alzate; ed erano oggetti “narrativi”, istoriati oppure allegorici, segni vivi di un’epoca e di una cultura.
Superare la nostalgia: una nuova visione artigianale
Nelle stanze di Grottega, tuttavia, non c’è posto per la contemplazione nostalgica di quel “piccolo mondo antico” fatto di mestieri perduti e di scomparse botteghe, quell’approccio inerte che tante volte conduce alla replica sterile di modelli decadenti o a un’estetica kitsch orientata al mercato turistico. Dominique Parisi, le ragazze e i ragazzi del gruppo sono eredi e interpreti di un rinnovato vitalismo della pratica: una forma di fiera resistenza che riaffiora dal passato per innervarsi nelle nuove professionalità della scultura e della decorazione, della gioielleria e del design, della moda e dell’arredamento, affrontando le nuove sfide del mercato e dell’internazionalizzazione.
Tecnica, sperimentazione e continuità culturale
Ogni visita al piccolo centro sperimentale di Grottega – scrivo tornandovi oggi, a distanza di mesi da precedenti incursioni – è rivelativa di quel ritmo di lavoro incessante che rilancia e riscrive, che inventa e azzarda. I pezzi unici, impreziositi da lustri a terzo fuoco in oro, argento, platino e rame, guardano alla tradizione ionica e magnogreca, riverberano i segni stilizzati della pittura vascolare e le preziose amenità degli ori di Taranto. Le anfore anulari di derivazione romana, un tempo utilizzate dai pellegrini come contenitori per il trasporto dell’acqua, tornano a rivivere nel tempo cosiddetto “nostro”: ma poi, esiste un tempo che sia nostro senza appartenere a ogni millennio già trascorso?
Un modello di sviluppo culturale ed economico
È così che il modello Grottega segna il passo di una trasformazione culturale, centrata su una diversa idea di prodotto e di valore, capace di monetizzare l’immenso patrimonio della millenaria manifattura regionale e sostenere la crescita economica di un territorio intero, la sua identità, la sua memoria, il suo orientamento verso il futuro.
Prof. Roberto Lacarbonara
Il caso descritto evidenzia come la ceramica di Laterza non sia soltanto una testimonianza storica, ma un sistema culturale ancora attivo. La sua continuità non dipende dalla conservazione passiva delle forme del passato, ma dalla capacità di reinterpretarle in relazione ai linguaggi contemporanei e alle dinamiche del mercato.
In questo senso, il valore della tradizione non risiede nella ripetizione, ma nella trasformazione: un processo che consente a un patrimonio locale di mantenere rilevanza anche in contesti più ampi, senza perdere coerenza e identità.