di Manuela Clemente
Uno degli aspetti più interessanti della ceramica di Laterza nel XVI e XVII secolo, ampiamente approfondito nelle ricerche storiche e nelle pubblicazioni, è la varietà dei temi cui sono ispirate.
Gli elementi mitologici, le scene di vita quotidiana, il repertorio paesaggistico e naturalistico ricco di dettagli, i temi amatori, araldici, le decorazioni geometriche e floreali e infine i temi devozionali, accompagnano tutta la produzione ceramica delle botteghe laertine, parallelamente alla ricchezza di tipologie formali, smalti e policromia dei decori. Elementi che definiscono quella grande abilità pittorica documentata nella produzione dalle straordinarie capacità tecniche e artistiche, di cui siamo testimoni.
La tradizione ceramica, che ha trovato a Laterza una nuova generazione di ceramisti, ispirati al passato per talento, capacità e invenzione, trova nelle espressioni artistiche, sempre nuove formulazioni visive che talvolta accolgono e imitano le antiche narrazioni, talvolta ne propongono di nuove, costruendo via via sempre rinnovati linguaggi che guardano al passato con gli occhi della realtà contemporanea. L’oggetto di uso comune, destinato anche a scopi diversi, si fa sempre, nella storia dell’arte, portatore di significati che coinvolgono in maniera trasversale i territori della comunicazione, della conoscenza, del sentimento e della memoria, tanto che, l’analisi di una produzione artigianale e artistica come quella oggetto di studio, conduce a esemplificarla in un ambito progettuale che attrae attorno a sé un consenso sociale destinato a diventare valore di comunità e che si relaziona con la storia collettiva.
Si intuisce con evidenza che la maiolica di Laterza, rispetto ad altre esperienze italiane, classiche e contemporanee, presenta una prestigiosa prevalenza dell’aspetto decorativo su quello funzionale e utilitario, così che anche la scelta delle tematiche figurative sia destinata a richiamare a sé un pubblico di studiosi e collezionisti dalla cultura raffinata, con necessità di fregio e rappresentanza.
Tuttavia, la produzione in esame, realizzata da Grottega e dedicata al culto di Maria SS Mater Domini, incarnazione di purezza, maternità e protezione, presenta un duplice aspetto. Da una parte, nella rappresentazione dell’affresco presente dietro l’altare della cripta del Santuario omonimo, racconta il tema devozionale, più comunemente riservato ad una comunicazione religiosa di tono popolare con forme semplici, immediate e fortemente espressive, rispondendo ad un’esigenza spirituale che pone particolare attenzione al valore iconografico e simbolico dell’immagine. Dall’altra, riporta la descrizione metaforica di un oggetto che, assieme ad altri numerosi simboli, lega emblematicamente il culto mariano, che si rinnova ogni anno nel mese di maggio, alla comunità di Laterza: il prezioso abito della Vergine, interamente ricamato in oro su fondo chiaro.
Il decoro riportato sulle tese di alcuni dei piatti realizzati in questa collezione, in oro a terzo fuoco su smalto bianco, è frutto di un lavoro di studio e semplificazione del ricamo che la bottega ha condotto sull’abito. La riduzione delle forme alle linee essenziali, l’adattamento delle parti, della texture e degli elementi che compongono la decorazione, conservano la riconoscibilità e l’efficacia simbolica dell’immagine. Si possono individuare tralci e girali vegetali, fiori e sezioni reticolari con dettagli in rosso rubino e verde smeraldo, così come riportato nei preziosi dettagli del tessuto.
La funzione devozionale e il valore artistico dell’immagine, convivono inscindibili, e descrivono in modo fortemente iconico, un ricco patrimonio figurativo che ruota attorno alla figura sacra della Mater Domini, in una produzione appositamente studiata e realizzata per celebrarla, e a tutte le applicazioni che dal culto religioso e popolare derivano.
E’ utile sottolineare che, nelle opere realizzate, a prevalenza in monocromia turchina – come nella tradizione seicentesca e settecentesca – e oro su smalto bianco o avorio, ritorna l’utilizzo del bruno manganese e delle varie sfumature, rese anche con la tecnica della spugnatura, a toni caldi – finalizzato a rendere la riproduzione dell’affresco quanto più verosimile possibile – tipiche di una fase che, a partire dalla seconda metà del Settecento a Laterza, segnò un netto cambiamento nel gusto della ceramica laertina.
Manuela Clemente
Storico dell’arte e curatore indipendente.
Dopo la laurea, un’esperienza di scavo archeologico con l’Università degli Studi di Bari presso il Parco Archeologico di Egnazia (Monopoli – BA) e un incarico per l’Ente provincia di Taranto per la catalogazione dei Beni Culturali del territorio, ha seguito un corso di specializzazione per curatori, a Milano, con Flavio Arensi e collaborato e diretto diversi progetti culturali in Puglia e Basilicata.
Dal 2014, con la Società Cooperativa Trisma, ha ideato, progettato e realizzato percorsi espositivi in diversi spazi, pubblici e privati, collaborando con Amministrazioni, Enti locali e Gallerie.
Dal 2009 al 2023 ha lavorato nel settore della Formazione Professionale, seguendo programmi specifici di recupero per minori in situazioni di svantaggio sociale.
Dal 2020 ha approfondito gli aspetti tecnici e artistici della ceramica tradizionale e contemporanea, dando avvio a nuovi progetti scientifici nel settore.
E’ collaboratore della rivista LA CERAMICA MODERNA E ANTICA, giornale di riferimento di AiCC.